Condannata attivista comunista nell'Egitto del golpista Sisi

 

Mahiennour el Massry condannata a sei mesi di carcere

 

 Giuseppe Acconcia, IL CAIRO, 21.7.2014 “Il Manifesto”

Egitto. Quarta lettera dal carcere dell'attivista comunista

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Egitto, Mahiennour el Massry 

© Reuters

 

«La libe­ra­zione di Gaza ini­zia con la libe­ra­zione del Cairo», sono le parole che si leg­gono nella quarta let­tera dal car­cere di Mahien­nour el Mas­sry (nella foto). L’attivista comu­ni­sta è stata con­dan­nata dome­nica dalla Corte di Ales­san­dria a sei mesi di reclu­sione per aver vio­lato la legge anti-proteste, par­te­ci­pando ad una mani­fe­sta­zione non auto­riz­zata in memo­ria di Kha­led Said, atti­vi­sta egi­ziano ucciso dalla poli­zia nel 2010. «Tutti i regimi egi­ziani hanno usato la Pale­stina per i pro­pri bene­fici», pro­se­gue Mahie.

Per l’Egitto di Sisi «la resi­stenza degli oppressi è un’azione cri­mi­nale men­tre gli oppres­sori sono vit­time», con­ti­nua Mahie in rife­ri­mento all’appiattimento delle auto­rità egi­ziane sulle posi­zioni israe­liane nel con­flitto a Gaza. «(Le auto­rità egi­ziane, ndr) sacri­fi­cano la causa pale­sti­nese per giu­sti­fi­care la loro incom­pe­tenza – aggiunge Mahie – lo stesso regime che impri­giona migliaia di cit­ta­dini inno­centi vede i pale­sti­nesi come tra­di­tori così come con­si­dera ogni essere umano che chiede giu­sti­zia come un sabo­ta­tore», con­ti­nua l’attivista dei socia­li­sti rivo­lu­zio­nari nella let­tera che ha con­se­gnato alla fine dell’udienza al suo avvocato.

Moham­med Hafez, in un’intervista al mani­fe­sto, ha defi­nito «ven­di­ca­tiva» la sen­tenza che ha con­fer­mato la con­danna con­tro Mahie. «Si tratta di sen­tenze poli­ti­ciz­zate, emesse da giu­dici sot­to­po­sti a pres­sioni», ha pro­se­guito l’avvocato in rife­ri­mento anche alle altre con­danne di atti­vi­sti laici, cul­mi­nate nei 15 anni inflitti ad Alaa Abdel Fat­tah, sem­pre per vio­la­zione della legge anti-proteste.

La sen­tenza è stata pre­ce­duta da ore di attesa, men­tre cri­mi­nali comuni implo­ra­vano cle­menza dalle sbarre della gab­bia dell’aula, in occa­sione del mese di digiuno del Rama­dan. Mahie, che ha già scon­tato due mesi di reclu­sione, resterà in car­cere fino al pros­simo novem­bre.
È stata rin­viata al pros­simo 15 otto­bre invece l’udienza che vede coin­volti alcuni atti­vi­sti egi­ziani, tra cui la stessa Mahie e Yus­sef Sha­baan. In que­sto caso l’accusa è di aver par­te­ci­pato a mani­fe­sta­zioni «per rove­sciare il regime dei Fra­telli musul­mani». Pro­prio ieri, la Corte di Minya ha con­dan­nato a 25 anni di reclu­sione tre soste­ni­tori dei Fra­telli musul­mani per aver par­te­ci­pato a mani­fe­sta­zioni non autorizzate.

Infine, è rien­trato al Cairo il con­vo­glio, com­po­sto da undici vet­ture e oltre 500 atti­vi­sti poli­tici, diretto a Gaza. «Era una mis­sione pro­met­tente, ci hanno lasciato pas­sare senza con­trolli e favo­rendo il nostro viag­gio fino al chec­k­point di Baluza», ha spie­gato al mani­fe­sto l’attivista Magda Magdy.

«Abbiamo ini­ziato ad urlare slo­gan per imporre il nostro pas­sag­gio e a nego­ziare con la poli­zia, ma imme­dia­ta­mente sono arri­vati sol­dati e poli­ziotti in bor­ghese. Nono­stante le discus­sioni ani­mate e la grande ten­sione abbiamo orga­niz­zato un pic­colo sit-in», ha aggiunto Magda.
Pur­troppo gli atti­vi­sti non hanno potuto rag­giun­gere Gaza. «Ci hanno impe­dito anche di lasciare i medi­ci­nali, chie­den­doci di por­tarli all’ospedale di Ismay­lia», ha con­cluso con ras­se­gna­zione Magda.